Era il 10 aprile del 2014. In città aumentavano gli sbarchi di profughi provenienti dal sud del mondo. Quella sera nessuna struttura della provincia aveva dato disponibilità per ospitare cinquanta bambini eritrei, malnutriti e spaventati. Fino a quando non fummo contattati dalla Prefettura di Taranto… Nella sede Abfo, tutti abbracciati tra loro per timore di essere divisi e senza alzare lo sguardo, rifiutavano perfino il cibo e l’acqua. E leggevamo il terrore nei loro occhi. Siamo entrati in punta di piedi nell’accoglienza dei migranti. Semplicemente perché ci fu richiesto di rispondere ad una emergenza umanitaria.
Il Centro Abfo, nato per aiutare famiglie tarantine in difficoltà e persone senza fissa dimora che ogni notte trovano un letto caldo, si è trasformato in un Centro operativo h24. Da noi sono passati quasi 300 profughi rimasti spesso solo pochi giorni. La maggior parte sono partiti per i paesi del Nord Europa. Ma per altri … la permanenza è durata venti mesi. Di ognuno di loro conosciamo anche il colore preferito e alla fine siamo diventati sul serio la loro famiglia. Nei nostri cuori e nei nostri ricordi resterà per sempre impressa la traccia di questa esperienza, le cicatrici sul volto di Peter, le tante corse in ospedale per la nascita di Marvellous e poi di altri tre bambini, le urla affettuose di Destiny, i lunghi silenzi di Alexander, gli occhi grandi dell’amica Gift. Ma ricorderemo anche la grande ondata di generosità che ha visto centinaia di persone di Taranto, forse migliaia, venire nella nostra sede offrendo aiuti.
Ma purtroppo, dopo mille riflessioni, si è deciso di chiederne il trasferimento e di concludere, almeno per il momento, questa esperienza. L’elemento “scatenante” è stato un problema all’impianto del riscaldamento che si sarebbe risolto con tempi sicuramente non brevi. E l’inverno freddo stava arrivando, come infatti è arrivato. Ma, soprattutto, i tempi per la ‘prima accoglienza’, diversamente da come avevamo inteso dalla Prefettura, cui riconosciamo comunque il grande lavoro svolto, iniziavano a diventare troppo lunghi. La nostra sede, estremamente dignitosa per una prima accoglienza, non era certo idonea per una permanenza troppo lunga e l’affetto dei nostri operatori non poteva colmare altre carenze. E ci dispiace ricordare che troppo spesso le cooperative e le associazioni impegnate in Italia nell’ospitare queste persone, ritengono prioritario aumentare i numeri delle accoglienze perché è senz’altro vero che più persone si ospitano, più alte sono le entrate economiche. Nel grande mondo dell’accoglienza non ci sono solo gli aspetti umanitari. Perché nasconderlo e tacere su questo argomento ?
Sapevamo di rinunciare ad una convenzione di migliaia di euro al mese, ma ci premeva garantire a questi amici una sistemazione migliore. E’ prevalso il rispetto per quelle persone e per tutti i tarantini che credono nel nostro operato. Forse non sarà un addio a questa bellissima esperienza, ma solo un arrivederci. Intanto auguriamo le migliori fortune a tutti i ragazzi che abbiamo ospitato e a tutti i bambini che abbiamo visto anche nascere in questi mesi.
