2 gennaio 2008 – Lettera a Massimo

2 gennaio 2008 Lettera a Massimo, un’altra vittima del lavoro. Che non c’è.

(Lettera che fa seguito ad un grave episodio di cronaca che ha visto coinvolta una persona seguita dall’associazione).

Viviamo giorni particolari e strani, caro Massimo, sono giorni in cui l’Italia piange gli operai morti bruciati nel rogo della Thyssen Krupp a Torino, sono giorni in cui migliaia di persone scendono in piazza per chiedere giustizia e maggiore sicurezza sul posto di lavoro, sono giorni in cui anche qui a Taranto si brucia, ma per un lavoro che non c’è. Si brucia e quelle ferite scottano non solo sul tuo viso, Massimo, ma fanno male anche a tutti noi che conosciamo la tua storia, la tua famiglia.
L’altra mattina, pochi centesimi nel portafogli, un accendino in tasca, una bomboletta di gas e voilà, il gioco è fatto, una lingua di fuoco ti avvolge, avvolge il tuo viso, le tue braccia, vorrebbe spazzare con le fiamme un’esistenza tormentata e che ti sembra inutile; già, perché non è facile vivere senza un lavoro, con quattro figlie e una moglie che sembra una bimba anche lei, con una casa che è improbabile definire tale, perché in realtà è solo un contenitore di quattro mura spoglie ed è senza luce, gas, riscaldamento, e l’unica acqua che c’è è quella che vi piove addosso da quel soffitto nero che non smette mai di gocciolare.
Il fuoco non ha vinto su di te, sei stato salvato da un’abile e pronta agente di polizia, e devi esserne contento perché di angeli custodi ne hai più di uno e perché la tua tormentata esistenza non è assolutamente vana: nella tua casa seppur piccola, rotta, invivibile, ti aspettano una moglie e quattro figlie che ti adorano.
Oggi sono andata a prendere la più piccolina da scuola, sa che sei caduto e ti sei fatto male, ignora quel gesto folle e disperato, è troppo piccola, non capirebbe, dicono, non sa a che punto possa arrivare la esasperazione di un padre senza un lavoro.
Ma lei e le altre sorelle hanno purtroppo già capito tanto, forse tutto, su come sia crudele a volte la vita e traspare da quegli occhi malinconici, che ti rimangono impressi per sempre, marchiati a fuoco, e bruciano, bruciano come fiamme.
Caro Massimo, non tardare a guarire e a tornare in quella casa; forse la disperazione accecante non ti fa vedere ciò che a tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscervi è assolutamente visibile ed è di una luce vivida: è l’Amore che avvolge quelle quattro pareti, è l’Amore puro, incondizionato, quello che ti dovrebbe spingere ad andare avanti con forza.
Adesso è arrivato il momento di ricominciare, azzerare tutto ed iniziare da ciò che di buono ti circonda, dalla tua famiglia e dalle persone che tentano di esservi vicini; ma con coraggio e abbandonando gesti che non servono a nulla se non a gettare ancora più tristezza in quegli occhi già troppo malinconici.

Fiorella,
volontaria dell’Abfo
NOTA:

Questa la lettera è stata pubblicata sul “Corriere del Giorno” il ww.ww.2008.
Purtroppo qualche settimana dopo Massimo ha deciso di proseguire con i suoi gesti estremi, incorrendo, per questo, ad un arresto a cui ha fatto seguito un pronto rilascio.
Tutto ciò che riguarda la giustizia e la legge sarà oggetto di valutazione da parte delle Autorità competenti. E a queste bisognerà sempre adeguarsi.
L’Abfo, invece, proseguirà la sua azione a favore degli “ultimi” non dimenticando che questa famiglia continua ad avere bisogno di solidarietà e di aiuti concreti, nonostante la nostra ferma condanna a qualsiasi iniziativa violenta.

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